Cerca
venerdì 30 luglio 2010 ..:: Adozioni ::.. Registrazione  Login
 Le lettere di P.Danilo Riduci

 Stampa   
 I 5 bambini adottati Riduci

Cliccando sopra il nome del bambino si aprirà la pagina con le lettere che ci ha spedito:

1) ABDOU HAMAN

2) DAWDA OUSMAN

3) GUISSINKOA

4) TCHINATALE' YVONNE

5) DJAGARDO ETIENNE


 Stampa   
 Links Riduci

 Stampa   
 Le foto dei bambini adottati Riduci

Qui sotto trovate le foto dei bambini adottati. Per qualcuno ci sono le prime foto di quando è iniziata l'adozione e poi altre foto che mostrano la loro crescita con il passare degli anni. Nei prossimi giorni verranno inseriti sul sito le loro lettere e i loro disegni e le loro pagelle scolastiche.

 

ABDOU HAMAN

 DAWDA OUSMAN

 

  ETIENNE DJAGARDO

 

  GUISSINKOA

 

  TCHINATALE' YVONNE


 Stampa   
 Padre Danilo e il Centro Bethlem Riduci

 

 

 

padre danilo2.jpg

DI SEGUITO ALCUNI ARTICOLI CHE ILLUSTRANO L'ATTIVITA' DI PADRE DANILO FENAROLI E DEL CENTRO BETHLEEM:

Il Centro Bethlem di Mouda (articolo a cura dei Silenziosi Operai della Croce)

Il Centro Bethléem sorge a Mouda, villaggio situato a 33 Km di Maroua, capoluogo della provincia dell'Estremo Nord del Camerun.
E' un centro di accoglienza e riabilitazione, costituito come fondazione, che opera a favore di persone con disabilità fisica e psichica, con un progetto integrato ed armonico, cui collaborano i missionari del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) e l'associazione internazionale Silenziosi Operai della Croce.
Il centro accoglie con modalità residenziale bambini orfani, persone disabili e vedove.
Realizza corsi di formazione e attività professionale in diversi settori: artigianato (sculture in legno, batik, sartoria, oggettistica in cuoio...), falegnameria, saldatura, e gestisce una fattoria.
E' inoltre sede di una scuola speciale per sordi con insegnamento specifico con mezzi di comunicazione appropriati.

Origine, missione e Statuto
Il Centro Behtléem è stato fondato nel 1997 da Padre Danilo Fenaroli, del Pontificio Istituto delle Missioni Estere (PIME).
E' un'opera sociale privata a scopo non lucrativo appartenente al PIME e all'associazione internazionale SODC (Silenziosi Operai della Croce).
E' legalmente riconosciuta dal ministero degli Affari Sociali sotto il nome «Fondation Bethléem» n. 2000/AS/MINAS/SG/DSN/SDPHP del 13 gennaio 2000.

Vocazione e scopo
Il Centro Behtléem è un'opera sociale che vuole rispondere alle difficoltà reali di abbandono, di povertà e di miseria in cui spesso si trovano le persone con disabilità fisica e mentale, i bambini abbandonati, gli orfani, le vedove, ecc.
Lo scopo è di offrire accoglienza, senza alcuna distinzione di etnia, di classe sociale o confessione religiosa; in un ambiente famigliare, conviviale, per salvaguardare la loro integrità morale, i loro diritti e preparare un avvenire, offrendo la possibilità di formarsi nei diversi laboratori o di beneficiare di una adeguata riabilitazione.

I servizi offerti
I servizi che il Centro offre ai bambini, ai giovani e agli adulti in difficoltà sono raggruppati in tre sezioni:
1. Accoglienza, educazione e riabilitazione
·         Servizio sociale a sostegno dei bambini e delle loro famiglie;
·         assistenza infermieristica a tutti i bambini residenti nel Centro;
·         educazione e riabilitazione dei bambini con handicap fisico e mentale;
·         accoglienza dei bambini orfani da 0 a 5 anni;
·         scuola speciale per sordi e riabilitazione con esami augiometrici, apparecchi auditivi e rieducazione ortofonetica;
·         scuola materna per i bambini dei villaggi circostanti;
·         accoglienza e educazione in cinque gruppi famiglia chiamati Sarés.

2. Centro di Formazione artigianale
Il Centro è formato da sette differenti laboratori:
·         Laboratorio di lavorazione del ferro
·         Laboratorio di lavorazione del legno
·         Laboratorio di lavorazione del cuoio
·         Laboratorio di scultura
·         Laboratorio di cucito
·         Laboratorio di tintura e batik
·         Laboratorio di intarsio
Produzione e vendita dei prodotti elaborati nei laboratori: ausili ortopedici, mobili in legno, oggetti artistici (batik, statue, oggetti decorativi in legno e altri materiali).
I giovani (ragazze e ragazzi disabili o meno) durante il periodo formativo vengono accolti ed ospitati in locali appositi, all'interno del Centro.

3. Fattoria. Allevamento e agricoltura
La fattoria, interna alle strutture del Centro Bethléem, assolve 3 principali compiti:
·         attività terapeutiche (ippoterapia) per gli handicappati
·         apprendimento (stage) per giovani in formazione al CFAM o per studenti in formazione all'ETA/CRA (Scuola Tecnica d'Agricoltura/Collegio Regionale o d'Agricoltura) o alla Scuola Zootecnica e Veterinaria di Maroua
·         approvvigionamento alimentare per i bambini accolti dal Centro

Gruppi di utenza
L'attenzione del Centro è rivolta a tutte le categorie della popolazione, ma è dedita principalmente alle persone maggiormente a rischio:
·         gli orfani (neonati e bambini in età scolare, con un solo genitore o senza sostegno familiare)
·         bambini handicappati fisici e mentali
·         bambini abbandonati
·         bambini sordi
·         persone anziane e vedove senza sostegno familiare
·         giovani disoccupati (ragazzi e ragazze, disabili e non)

Chi opera nel Centro
I "Silenziosi Operai della Croce" (SODC) sono un'associazione internazionale privata di fedeli, riconosciuta dal Pontificio Consiglio per i Laici, cui possono aderire laici d'ambo i sessi e sacerdoti.
Nell'ampio ed articolato mondo della sofferenza, i Silenziosi Operai della Croce attuano in se stessi e condividono con ogni persona, un cammino di crescita e di maturazione nella fede, affinché nella luce della Pasqua tutti si scoprano chiamati ad incontrare ed annunciare il senso della propria sofferenza e la gioia della salvezza.
Essi agiscono personalmente e direttamente con gesti concreti di servizio alla persona e perseguono le proprie finalità mediante tutti i mezzi di apostolato richiesti dalle differenti situazioni socio-culturali ed ambientali.
Svolgono attività pastorali (animazione, editoria, studio), socio-riabilitative ed assistenziali. In particolare promuovono e diffondono il Centro Volontari della Sofferenza coordinandone la Confederazione internazionale CVS, di cui fanno parte tutte le associazioni diocesane, nell'intento di operare per la promozione integrale della persona sofferente.

Il "Pontificio Istituto Missioni Estere" (PIME) ha come proprio fine l'attività missionaria ed in particolare l'evangelizzazione dei popoli e gruppi non ancora cristiani. Nei paesi a maggioranza cristiana la sua presenza risponde a particolari necessità di evangelizzazione: la scarsità di clero, l'esistenza di ambienti socio-culturali non evangelizzati, l'insufficienza e l'inadeguatezza dello sviluppo della Chiesa particolare.
Il PIME è una Società di Vita Apostolica composta di missionari, chierici e laici di diverse nazionalità, che in risposta all'invito di Cristo e per mandato della Chiesa, con una libera scelta celibataria, si consacrano con la Promessa definitiva all'attività missionaria per tutta la vita.
Per tradizione e per contribuire alla comunione tra le Chiese, culture e popoli, i membri del PIME sono inviati per l'evangelizzazione all'estero, cioè fuori delle proprie Chiese, culture e paesi d'origine, anche quando in questi vi sono consistenti gruppi non cristiani.
I missionari del PIME attualmente sono circa seicento e sono presenti in India, Bangladesh, Filippine, Hong Kong, Taiwan, Cambogia, Myanmar (Birmania), Giappone, Thailandia, Papua Nuova Guinea, Brasile, Costa d'Avorio, Cameroun, Guinea Bissau, Stati Uniti e Italia.
Il PIME dipende direttamente dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

  


 

Africa. Integrazione dei disabili. I risultati di una esperienza missionaria in Cameroun (articolo di Antonio Leone)
 
Noi, mondo civilizzato, e loro, l’Africa primitiva. Il confronto sembra improponibile. Tanto più se è in discussione un problema difficile e impegnativo, come è quello delle persone disabili.
Ma nell’estremo Nord del Camerun, a 30 km dalla città di Maroua - 300 mila abitantida anni è in corso una esperienza che può liberarci da qualche luogo comune. L’Africa è povera e questo certo non aiuta.  Ma  ci sono progetti ad alto valore umano  che, nonostante tutto, marciano.

I protagonisti di questa storia:
Padre Danilo Fenaroli, missionario del PIME, ha oggi 46 anni. E’ lui ad occuparsi del centro Betlemme ( che ha oggi  circa 600 abitanti ).
I piccoli  neonati  che hanno bisogno di essere allattati, perché hanno perso la mamma. Rimangono nel  villaggio fino al compimento di un anno di vita, quando verranno ripresi dai familiari.
Poi ci sono  i ragazzi , tra i quali handicappati fisici – e sono un centinaio circa- che in otto laboratori imparano mestieri diversi.
Tra i 200 e i 220 sono invece i malati mentali e i disabili psichici, che sono  ospiti del villaggio e che vengono curati e riabilitati. 50 i sordomuti.80 sono le persone che vi lavorano, volontari o meno, senza contare l’apporto periodico di specialisti che a volte vengono dall’Italia (dall’ortopedico allo psichiatra).
Una trentina  quelli che non torneranno mai più nelle loro case e per i quali  il villaggio è diventato “ la loro casa”.

I primi passi:
Padre Danilo parte per la Costa d’Avorio nel 1986. Dal ‘’90 si trasferisce in una missione del Camerun, nell’estremo Nord, come parroco. E in quel territorio che scopre che i malati mentali sono abbandonati a se stessi e che nei villaggi non si esita a legarli, quando mettono paura con i loro atteggiamenti.  L’unica possibilità di liberarli è farsene carico, portarli via ed è quello che Padre Danilo fa, orientando in questo senso la sua vita di missionario. Con il tempo l’attenzione di Padre Danilo finisce col riguardare non soltanto i cosiddetti matti, ma le tante forme note di disabilità, fino agli autisti e ai sordomuti. Si tratta in molti casi di soggetti che non hanno nemmeno un nome, perché abbandonati dalle famiglie d’origine: per loro è inimmaginabile un ritorno a casa. Sono quella trentina che  elegge il villaggio a propria casa. In generale, più  gravi sono i problemi mentali e più alto è il rischio dell’abbandono.
I più fortunati, quelli cioè che conservano legami con chi li ha messi al mondo, dopo la riabilitazione, invece, se ne vanno.

Il punto di arrivo:
In questa missione si è formata una comunità integrata. “ Le  attività  - che riguardano la  cura (come  i servizi forniti dall’infermeria), la riabilitazione, l’educazione, la formazione, la produzione coinvolgono tutti, normali e non. Il villaggio finisce col riavvicinare persone che prima si erano allontanate le une dalle altre. I risultati sono tali che le stesse  autorità ufficiali si sentono portate a collaborare.” Padre Danilo ricorda ancora il tempo in cui alle ragazze che si recavano a lavorare al villaggio veniva detto: “ attente, il prossimo figlio che avrete sarà handicappato”. Oggi questa mentalità è cambiata. I giovani che entrano e escono, spinti dall’interesse a imparare un mestiere, sono un centinaio ogni giorno e puntano a diventare esperti in falegnameria, cucito, scultura, saldatura.
La gente dei villaggi intorno porta i propri figli all’asilo  nido. Sono 120 quest’anno e  nel gruppo sono  stati inseriti una decina di bambini assistiti dalla missione.
“Insomma è stata sconfitta la paura – noi diremmo-  “del diverso” . Per sfatare l’idea che da noi ci sono solo matti e disabili, abbiamo dato vita anche ad una scuola materna e funziona. Certo, i piccoli  che hanno problemi possono resistere un’ora, o due, in relazione alle loro possibilità, ma quello che conta è il fatto che siamo riusciti a inserirli”. Padre Danilo insiste a dire che il suo è “ un vero villaggio”, con grandi e piccoli, con persone che hanno difficoltà e altre che non ne hanno, con  gente che vuole imparare e gente che è pronta a insegnare: un villaggio nel quale la parola integrazione comincia ad essere qualcosa di concreto.

I segni di ulteriori cambiamenti:
Alle novità che si sono avute all’interno del centro, si aggiungono quelle che stanno maturando anche all’esterno. “Da  un paio di anni, accade che vengano seguiti malati non gravi nel loro stesso villaggio. I capi hanno finalmente capito che non sono esseri umani  “maledetti”, ma persone che hanno bisogno di un accompagnamento, a volte lungo, a volte breve”.

 


 

Padre Danilo e il Centro Bethleem (articolo del Gruppo CTG “La Mezza Torre” di Predore)

ImmaginateVi vivere in un villaggio nello sperduto Nord del Camerun, dove la siccità e la scarsità di raccolti, le malattie e la povertà costringono a vivere in condizioni sempre più difficili. ImmaginateVi ora di essere un giovane orfano, privato anche di quel minimo di sostegno che una famiglia può dare. Oppure un giovane con problemi fisici o psichici, abbandonato o nascosto da una famiglia che ti emargina non sapendo come relazionarsi con te ed i tuoi problemi. Oppure una vedova che, senza più avere la protezione di una figura maschile, vive in una condizione di umiliazione ed emarginazione….
 
ImmaginateVi invece di trovare qualcuno che Vi tende la Sua mano, Vi apre la porta della Sua casa, condivide con Voi le Vostre sofferenze e la Vostra povertà, non Vi tratta come “un diverso”, un negletto, un qualcosa che si può sfruttare a proprio piacimento, ma Vi fa sentire una persona degna di stima e rispetto, che può crescere ed offrire agli altri le ricchezze nascoste dentro di sé, che Vi garantisce un futuro.
 
 Dove preferireste vivere ?  Quale vorreste fosse lo scenario della Vostra vita ?
 Sicuramente quest’ultimo, o quanto meno noi sceglieremmo questo. E questo è il motivo che ci ha spinto a sostenere Padre Danilo Fenaroli  ed il Suo Centro Bethlem, un centro d’accoglienza dove persone altrimenti abbandonate, sfruttate e maltrattate, che vivono in una condizione di umiliazione, possono trovare una casa, una famiglia dove sentirsi accolti, ascoltati, protetti, amati e dove si possa, assieme agli altri intraprendere un cammino di formazione, rieducazione e crescita personale.
 La “Casa del Pane” – questo infatti significa Bethlem –  offre concretamente a neonati rimasti orfani alla nascita, a bambini e ragazzi con handicap fisici o psichici, ad adolescenti abbandonati ed in difficoltà, accoglienza e formazione.
 La prima è realizzata da famiglie locali che, volontariamente, hanno scelto di accogliere i membri del centro come propri figli, garantendo loro il diritto  di frequentare la scuola del villaggio, di avere il cibo ed il vestiario necessario, ma soprattutto di avere quell’attenzione e quell’affetto che solo una famiglia può dare. Accanto alle famiglie ci sono poi le vedove, nel doppio ruolo di accolte ed accoglienti, una vera “sfida” alla tradizione che le vuole appartenenti al fratello del marito defunto.
 La formazione è invece garantita da una serie di laboratori, aperti anche ai giovani del territorio, che propongono l’insegnamento diversi (falegnameria, scultura, sartoria, tintoria, saldatura, …..) nonché corsi di agricoltura, igiene, educazione civica, gestione domestica e patrimoniale: discipline che possano garantire in futuro una professione. Particolare attenzione è invece riservata ai portatori di handicap; il Centro  offre loro una serie di attività riabilitative, come l’ippoterapia, la musicoterapia, la fisioterapia: si cerca di condurli ad un’autonomia personale tramite la cura della propria persona e l’assunzione di responsabilità nello svolgimento di piccoli servizi all’interno del Centro.
 
Il Centro, aperto nell’agosto del 1998, è in continuo sviluppo: essendo l’unica struttura di questo tipo presente nel Nord del Camerun, riceve infatti continue richieste di intervento e di assistenza. Ha quindi bisogno di sempre maggior aiuto: aiuto che nel nostro piccolo abbiamo deciso di garantire ai nostri fratelli africani !

 


 Stampa   
Copyright (c) 2000-2006   Condizioni d'Uso  Dichiarazione per la Privacy
DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation